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SCUOLA  SECONDARIA  DI  PRIMO  GRADO  CASSINIS  E  ACHILLE  RICCI 
Codice meccanografico MIMM8CTO1V 
via Hermada  18 e via Sbarbaro 11 
Telefono 0288447803      fax  0288447804  via Hermada 18 
telefono 026622022 fax 0266220568 via Sbarbaro 11 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
LA SCUOLA 
 
 
E' la Scuola secondaria di I grado del quartiere, opera nella periferia nord di Milano, a metà strada tra gli altri due plessi.  
Consta di due sedi, via Hermada (tempo normale e tempo prolungato) e succursale di Via Sbarbaro (tempo normale inserito nel semiconvitto "Achille Ricci").Nell'edificio di Via Hermada, dislocato in una vasta zona verde al confine con il Parco Nord, si trovano un'ampia palestra attrezzata ed una palestrina con spazio teatrale, utilizzato anche dagli alunni della scuola primaria. 
Essa accoglie n°323 alunni suddivisi in 14 classi; Insegnanti n° 38
CALENDARIO 2010 - 2011
Il  Calendario 2011 - 2012 sarà disponibile a breve
Libri di testo 
2011 - 2012
Libri di testo adottati per l'anno scolastico 2011 - 2012 
ORARI COLLOQUI 
DOCENTI
 
ORARIO DELLE 
LEZIONI
Gli orari della Cassinis quest’anno sono: 
Tempo Ordinario:     ore 8 – 13.35 
Tempo Prolungato: ore 8 - 16.15 lunedì e mercoledì 
                                     ore 8 - 15.20 venerdì 
                             uscita  ore -13.35 martedì e giovedì
 
LE  CLASSI 
     
 
PROGETTI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
PROGETTI
A scuola di volontariato
Diverso ma normale 
Il cancello si apre, sto per entrare: come sarà lì dentro? Un odore di disinfettante mi ricorda l’ospedale. L’ambiente però è accogliente e luminoso. Entriamo in una sala spaziosa e — sorpresa — piena di giovani! Sono gli stagisti e i volontari che vengono qui, al Centro Girola, ad imparare il loro futuro lavoro. 
I vecchietti arrivano dopo, alcuni in carrozzella, altri con un deambulatore o un bastone. Mi cade lo sguardo su una signora che stringe un bambolotto: sul suo viso ci sono tracce di un pianto antico, che lo rendono triste. Ma io sento che dentro di lei è felice e gioca ancora con la sua bambola. 
Davanti in prima fila siede una signora vestita di rosa, dall’aria fragile, capelli bianchi con fili d’oro; sembra guardare qualcosa d’altro, o di oltre, benché ci fissi con uno sguardo immobile, come se il suo cuore volesse scappare ma la sua mente glielo impedisse.  
Sento che la gola si stringe e lo stomaco diventa pesantissimo. Un’onda di malinconia mi sommerge e diventa quasi panico quando una signora avanza piroettando fino a sfiorarci. Si avvicina e mi accarezza. “Sei molto bravo” mi dice. Riesce a divertirsi anche stando qui… 
Per fortuna il Prof.Bonfiglio, il nostro prof.di musica, prende le redini della situazione: alza appena una mano, come fa in classe, e tutti noi, 2D e 2E  della scuola media Cassinis siamo attratti dal suo gesto che ci trasporta in un mondo conosciuto e sicuro. Attacco a suonare e mi concentro solo sulla musica, ma ad ogni pausa non posso fare a meno di pensare che qui vedo il mio futuro svelato, che noi non ci accorgiamo del tempo che passa e dei ricordi che lo trapuntano, gioie e tristezze che quando saremo anziani potremo rivisitare, perché poi rimane solo quello: piccoli ricordi… 
Alla fine del concerto gli ospiti del Centro Girola ci applaudono: è bello essere applauditi e qui è ancora più bello, come aver regalato un giocattolo a un bambino. 
Serviamo il tè e io lo porto a una signora che fa fatica ad afferrare il bicchiere. L’aiuto e lei mi ringrazia e mi sorride. Per un momento mi sento forte: ho superato la paura e ho stabilito un contatto: un ponte verso un mondo diverso, sconosciuto, difficile da interpretare. Esco contento e mi porto a casa questa  forza e questa ingarbugliata matassa di pensieri. 
 
Classe II D
Cittadinanza e Costituzione 
Ha preso avvio il progetto di cittadinanza e costituzione alla scuola Cassinis  con l'insegnante prof.ssa  E. Oggioni . Il progetto, nato per le classi prime, non avendo ricevuto i fondi necessari dal Ministero, ha trovato una realizzazione interna più immediata e localizzata  nel corso B. 
Le prime iniziative proposte ai ragazzi  hanno come obiettivi il sapersi comportare nello sport e negli spazi pubblici adibiti allo sport, l'apprendimento del fair play, il rispetto dell'avversario, lo star bene insieme e la socializzazione anche fuori scuola. 
I ragazzi di I B il giorno 7 novembre hanno assistito, insieme alle loro famiglie ed all'insegnante, ad una partita di hockey su ghiaccio ; il 20 andranno a San Siro a visitare il Museo dello stadio ed assisteranno ad una conferenza, dopodichè  potranno essere ospiti ad una partita di rugby ed una di calcio, imparando a comportarsi ed a rispettare le regole nei differenti spazi sportivi. 
I ragazzi di III invece hanno  collaborato al progetto Scuole in meta con il patrocinio della Gazzetta dello Sport: hanno partecipato  al concorso, hanno incontrato a scuola due giocatori di rugby della squadra Amatori, due allenatori  interverranno in classe ed alleneranno gli alunni ed  infine i ragazzi assisteranno agli allenamenti degli All Blacks l'11 novembre all'Arena di Milano  e sabato 14 novembre avranno la possibilità di vedere la partita Italia Nuova Zelanda di rugby.
 
Il giorno 6 novembre  gli alunni hanno incontrato a scuola i giocatori Ippolito antonino e Giuseppe Pagani dell'Amatori rugby Milano, che li hanno fatti giocare e si sono sottoposti ad una raffica di domande; due esempi di giovani sani e dall'immagine pulita che hanno parlato dei valori dello sport, dell'amicizia e della vita sportiva e non. 
Il 14 novembre il grande incontro all'Arena con gli All Blacks, i giocatori neozelandesi che dopo gli allenamenti hanno avvicinato i ragazzi delle scuole. 
Infine il grande match Italia vs Nuova Zelanda, disputato a San Siro davanti ad 80.000 spettatori. 
Un'esperienza unica ed indimenticabile per grandi e piccoli, ma soprattutto una giornata all'insegna dello sport e dello spirito nazionale. 
 
 
 
 
 
 
“L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA  
DEL CORPO”
Ognuno di noi ha un’opinione sul cibo e sul suo uso e il modo migliore per esprimere queste idee è parlarne, proprio come abbiamo fatto noi.  
Uno dei tanti tragici inizi settimana, una psicologa è venuta in classe a parlarci dei problemi riguardanti il cibo, tra cui bulimia e anoressia. Il tutto è iniziato con una bella scritta alla lavagna: “CIBO”. La psicologa ci ha chiesto di dire tutte le parole che ci venivano in mente riguardo al cibo, quindi di associare i vari momenti in cui esso si presenta e viene utilizzato. Ci ha spiegato che il cibo, oltre che essere una cosa concreta, è un simbolo che può avere diversi significati: può essere utilizzato per festeggiare in compagnia, oppure come sfogo, ad esempio quando una persona è nervosa può tendere a mangiare più del normale o ci può essere un rifiuto, perché può essere considerato un ostacolo alla bellezza, quindi all’essere accettati dagli altri. 
Tra i vari alimenti abbiamo considerato anche le droghe, il fumo e l’alcool. Essi rappresentano una barriera alla salute e sono tutti nocivi, perciò fumare non è poi meglio di drogarsi! Purtroppo, ci ha spiegato la psicologa, le droghe sono molto diffuse e la fascia di età in cui si consumano si è ampiamente abbassate negli ultimi anni, per non parlare del fumo, che oramai è diffuso anche tra i ragazzi della nostra età. La psicologa ci ha detto che una sola sigaretta ci toglie dieci lunghe ore della nostra vita e che il fumo in generale annerisce i polmoni e può portare a tumori. La droga uccide i neuroni, le cellule più importanti del nostro corpo che, a differenza delle altre, non si riproducono. L’alcool invece danneggia gravemente il fegato, se assunto in quantità eccessive, soprattutto prima dei pasti.  
Non abbiamo parlato molto della bulimia e dell’anoressia, anche se tema principale, perché ci siamo soffermati sulle varie droghe e sul loro uso. 
Questo incontro è stato molto utile perché ci ha fatto capire un aspetto “vero” della realtà, abbiamo compreso che se una persona ti offre una sigaretta o della droga o una bella sbronzata, la cosa giusta da fare è dire NO! 
Questa esperienza mi ha fatto capire quello che vorrò essere in futuro: una vera combattente contro tutta quella robaccia, perché di vita ne abbiamo una sola ed è il tesoro più prezioso del mondo. (M:F:) 
PROGETTO PROMETEO
Vi siete mai chiesti come si trasmette l’AIDS? E che cos’è?  
Io e la mia classe, insieme alle professoresse di matematica e italiano, abbiamo fatto un lavoro con l’associazione Archè, il progetto Prometeo. 
Abbiamo fatto tre incontri: nel primo abbiamo parlato di come si trasmette l’AIDS e che cos’è. Ci siamo divertiti perché ci siamo fatti coinvolgere nel lavoro con molto entusiasmo. 
Nel secondo incontro abbiamo visto delle diapositive con una dottoressa, volontaria di Archè, ma se devo essere sincera, è stato un po’ noioso. Erano cose che avevamo studiato anche in scienze. 
Nell’ultimo incontro, la classe è stata divisa in due gruppi che avevano compiti diversi: il primo doveva sostenere che prendere in giro una persona fa male, mentre il secondo doveva dimostrare che non è una cosa sbagliata. Abbiamo discusso tanto, la lezione era davvero movimentata e interessante. Poi ci siamo scambiati i ruoli: chi pensava che prendere in giro qualcuno fosse sbagliato doveva dimostrare che era giusto e viceversa. 
A quel punto mi è successa una cosa curiosa: sono diventata… neutra! Davo un po’ di ragione a tutti e due i gruppi. L’ho fatto semplicemente perché se uno sostiene una tesi e poi l’altra, vuol dire che tutti e due i gruppi hanno un po’ di verità: per questo mi sono considerata “neutra”. 
Ed era quello che gli educatori volevano ottenere, penso, facendoci cambiare punto di vista, in modo da abituarci ad ascoltare gli altri e a capire prima di emettere giudizi definitivi. 
Comunque, è stato molto divertente e allo stesso tempo interessante. Credo che ogni ragazzo e ogni ragazza debbano affrontare un’esperienza del genere.                              (K.F.) 
Il campionato di giornalismo
Il giorno 29/11/2010 alle ore 16.00 circa siamo andati al Palazzo della Provincia con la Prof.ssa Elisabetta Oggioni per la presentazione del Campionato di Giornalismo organizzato da “IL  GIORNO” .  
CHE COS’E’: 
Le classi II B e III B della scuola sec. Cassinis , che quest'anno partecipano al campionato, dovranno produrre una pagina di cronaca, trattando i vari aspetti della realtà cittadina in linea con l'indirizzo scolastico: problemi del territorio di maggiore attualità, temi di storia locale, degrado urbano e difesa-valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, problemi ambientali e del lavoro, solidarietà sociale, tempo libero, disagio giovanile, grandi eventi sportivi, culturali e di spettacolo organizzati in città. E’ richiesta la produzione di una pagina completa monotematica con articoli e interviste corredati di fotografie, grafici, vignette e naturalmente di titolazione, come una normale pagina di cronaca.   
A COSA SERVE: 
Questo campionato si prefigge l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla lettura dei quotidiani, attraverso una competizione stimolante e coinvolgente. Questa iniziativa vuole anche offrire agli studenti la possibilità di comprendere a fondo il percorso di preparazione delle pagine di un quotidiano, partendo dall’ideazione ed arrivando fino alla titolazione e all’impaginazione.Questa gara è anche un mezzo per permettere ai ragazzi, anche con attività più gradevoli e coinvolgenti, di utilizzare il quotidiano come strumento didattico durante le ore di lezione, in aula. 
COMPETIZIONI DELLE CLASSI COINVOLTE: 
Istituto Comprensivo V. Locchi II B - Istituto Comprensivo Ciresola I B 
Andata
Ritorno
23/02/11
11/05/11
 
 
Istituto Comprensivo V. Locchi III B I.C.Narcisi.S.m.s Pisa III C 
Andata
Ritorno
12/01/2011
16/03/2011
 
 
Leggeteci su  “IL  GIORNO”nei seguenti giorni e soprattutto … VOTATECI!!! 
Se qualcuno volesse  segnalarci degli argomenti da trattare, mandateci il materiale al più presto a scuola o contattateci. 
 
"C'è un luogo che 
 odora di storia"
“C’è un luogo che odora di Storia…” 
Parla della visita didattica al rifugio antiaereo di viale Bodio, 22 (storia del rifugio, struttura, funzioni, documenti, mostre e oggetti). 
Concludi con le tue riflessioni e le emozioni provate. 
C’è un luogo che odora di Storia, che riposa sotto una scuola di Viale Bodio, in piena città.  
Era un rifugio per chi cercava di trattenere la vita, ora è un rifugio per chi cerca di trattenere i ricordi, per chi vuole conservare  preziosi frammenti di passato. 
Per questo motivo io e i miei compagni di classe ci siamo trovati su un tram, nella mattinata di venerdì 15 aprile, diretti alla scuola primaria di Viale Bodio, 22. 
Quando scoppiò la  Seconda  Guerra Modiale tutti gli scantinati furono ampliati e adibiti a rifugi, per scappare dalle bombe sganciate dall’aviazione nemica: se una bomba faceva crollare una casa, le fondamenta dell’abitazione rimanevano pressochè intatte.  
Il rischio che correva chi si nascondeva sotto il livello del suolo era che le macerie bloccassero tutte le vie d’uscita, oppure che il loro peso facesse crollare il soffitto, seppellendo i rifugiati. Perciò in ogni stanza erano presenti dei puntelli di legno a sostenere il soffitto, e fuori, vicino ad ogni porta e finestra del rifugio, delle frecce dipinte. Le frecce indicavano la direzione da prendere per nascondersi durante un bombardamento, ma anche il punto in cui scavare per trovare i sepolti in caso di crollo. 
Il rifugio di Viale Bodio poteva contenere, oltre agli alunni della scuola, anche la popolazione vicina, che si stipava nei corridoi estesi per tutta la lunghezza dell’edificio. Noi abbiamo potuto visitarne solo una parte perché il resto non era stato ripulito: quando il seminterrato era stato scoperto non si vedeva la piastrellatura del pavimento a causa dello sporco, che è stato possibile eliminare grazie all’intervento di alcune associazioni no-profit tra cui Legambiente. 
Oggi alle pareti, a scopo documentaristico, sono appese stampe che incitavano la popolazione ad andare in guerra, dipingendo gli altri Stati come mostri pronti a soffocare l’Italia; foto di bombardamenti; brevi testi che fungono da didascalie; il resoconto della pulizia e del  ripristino del rifugio. 
Inoltre ci sono scritte sul muro che recitano: “Non parlate che viziate l’aria”… “Spegnere le luci”… “E’ assolutamente vietato lasciare il ricovero prima del segnale di cessato allarme”… “Non fumare”, oppure semplici indicazioni per accedere ai bagni, due stanzini spartani. Queste sono scritte originali. 
Nel rifugio, durante la guerra, erano anche conservate delle provviste e, soprattutto, acqua. Spesso, per placare l’ansia e la paura, si preparava del riso, qualcosa da mettere sotto i denti, magari solo un cucchiaio a testa. 
Per proteggersi dalle bombe che sprigionavano un gas mortale, il gas nervino, la popolazione aveva in dotazione delle maschere antigas, seppure in numero non sufficiente per tutti. Per fortuna la guerra si concluse prima dell’impiego massiccio di questo gas. Alcune di queste inquietanti maschere sono appese nel rifugio, insieme a manifesti che ne promuovevano l’uso. 
In una stanza abbiamo visto un filmato di un bombardamento, Mussolini che annunciava l’entrata in guerra dell’Italia e altri momenti del conflitto. 
In un altro locale, invece, sono appesi i lavori degli studenti della scuola. 
Il rifugio che abbiamo visitato è il numero 87 di Milano. 
Personalmente ho trovato la visita molto interessante, sento che è mio dovere conoscere gli avvenimenti del passato, ma le mie emozioni si fermano qui.  
Non riesco ad aprire la porta che divide il passato dal presente, non riesco a sentire le emozioni della gente che aspettava rinchiusa sotto terra. 
Solo per un momento, osservando la foto dell’aviazione nemica che ricopriva il cielo come uno stormo di uccelli durante una migrazione, ho provato parte del terrore che attanagliava la popolazione.  
Mi aggrapperò a quel momento. 
 
Cecilia Bellotti, classe 3 A, scuola secondaria di primo grado“Gino Cassinis” 
Via Hermada, 18  
 
“...Esiste un luogo che sa di Storia...” 
Esiste un luogo che sa di Storia, che isola dal resto del mondo e fa riflettere sulle cose che sono avvenute: questo luogo è il rifugio antiaereo n°87,che si trova a Milano nella scuola primaria di Viale Bodio, 22. Il rifugio è stato costruito per riparare gli alunni della scuola e i civili dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale.  
Io, insieme ai compagni della mia classe e  gli alunni della terza A, accompagnati da alcuni professori, siamo andati il giorno 15 aprile 2011 a visitarlo, ed è stato come tornare indietro nel tempo, nel periodo della guerra.   
Appena arrivati ci ha accolti una signora, la Direttrice della scuola, che è stata anche nostra Dirigente un po’ di anni fa e che ci ha fatto da guida per tutta la visita. 
Il rifugio è un luogo molto opprimente e scuro e la Direttrice ci ha detto che per ripulirne una parte ci è voluto molto tempo. La scuola è a forma di ferro di cavallo e il rifugio si estende lungo i suoi sotterranei. Una volta entrati,abbiamo percorso un corridoio alle cui pareti erano appese delle foto dei rifugi di Milano. 
Il rifugio n. 87 durante la guerra poteva ospitare circa 850 persone: 400 tra alunni e personale della scuola e 450 civili. Nel rifugio i bambini della scuola e i civili stavano in stanze differenti,chiamate celle, che hanno il soffitto puntellato per evitare che esso crollasse sotto i bombardamenti di Caccia. Nel rifugio erano presenti una cucina e dei servizi igienici alla turca.  
Per avvisare le persone che gli aerei stavano arrivando c’erano due sirene: quella grande e quella piccola. Quella grande avvertiva che gli aerei erano in città, quella piccola avvisava i cittadini che il pericolo era finito. Gli aerei nemici cercavano di bombardare soprattutto le industrie siderurgiche e le fabbriche di armi, ma non sempre riuscivano a prendere correttamente la mira,infatti il 20 ottobre 1944 una bomba colpì le scale della scuola elementare di Gorla mentre i bambini stavano scendendo nel rifugio:questo episodio è definito strage di Gorla.  
Nel rifugio n°87 sono ancora conservati gli attrezzi per togliere le macerie nel caso in cui  una bomba avesse fatto crollare la scuola e le vie d’uscita fossero rimaste bloccate. Sul muro ci sono dalle scritte che indicano le uscite di  sicurezza. 
Abbiamo poi visto una mostra fotografica che riguardava la guerra e una parte del filmato della dichiarazione di guerra di Mussolini al popolo italiano. Dopo il discorso, la gente lo acclamava ed era felice; questo mi ha stupita molto perché la guerra non è una cosa di cui essere contenti. In questo video erano presenti anche delle testimonianze di uomini che avevano vissuto la guerra.  
La Direttrice ci ha detto che durante la guerra la scuola da Viale Bodio si chiamava ‘’Rosa Maltoni Mussolini’’, madre di Mussolini, maestra elementare.  
In guerra  era usato il gas nervino,un gas che provoca danni al sistema nervoso e ostacola la respirazione e  in “bella mostra”abbiamo potuto osservare le maschere antigas che servivano a non essere contaminati dal terribile gas. 
Alla fine della visita abbiamo salutato e ringraziato la Direttrice e siamo tornati a scuola.  
È stata davvero un’emozionante esperienza che mi ha fatto capire quanto sia importante  per l’uomo cercare di mantenere la pace tra le nazioni. 
 
Marta Soddu, classe 2 D, scuola secondaria di primo grado “G.Cassinis”, Milano
 
“C’è un luogo che odora di Storia” 
Parla della visita didattica al rifugio antiaereo di Viale Bodio, 22: storia del rifugio, funzionamento, struttura, documenti            oggetti 
                                                                        
                                                                     Mostra fotografica                
Concludi  con le tue riflessioni e con le emozioni provate. 
 
Il giorno 15 aprile 2011, io e i miei compagni di classe, con gli alunni della 2°D, ci siamo recati al rifugio antiaereo n°87, di Viale Bodio, 22. 
Ci hanno accompagnato le nostre professoresse di Italiano e Storia. 
Il rifugio è situato nei sotterranei della scuola primaria “ Giacomo Leopardi ”, scuola molto grande, con una struttura architettonica a ferro di cavallo; qui ci ha accolto la Direttrice, che è stata anche la nostra guida. Ci ha raccontato che appena arrivata in quella scuola, le hanno regalato un libro scritto da Ermanno Olmi,che è stato un alunno proprio di quella scuola, ai tempi della Seconda guerra mondiale. 
In quel libro era disegnata la mappa dei sotterranei dell’istituto. 
La preside, seguendo la mappa, si è trovata davanti al rifugio, che non era percorribile perché pieno di macerie. Per sistemarlo sono occorsi 15 anni e ciò è stato possibile grazie alla collaborazione di varie associazioni, quale Legambiente.   
Tutti rifugi antiaerei servivano per proteggersi dalle bombe lanciate dagli aerei Caccia. I loro obiettivi erano le fabbriche e gli snodi ferroviari. 
Le stanze del rifugio dove le persone aspettavano la fine dei bombardamenti si chiamano “celle”, tutte puntellate. I puntelli venivano messi alle pareti esterne e al centro. 
I puntelli delle pareti esterne erano di ferro perché, se fuori fosse scoppiata una bomba, lo spostamento d’aria avrebbe fatto crollare la parete esterna dell’edificio; quelli al centro, di legno, servivano nel caso fosse crollato l’edificio sopra “le teste” delle persone; il peso delle macerie, infatti, avrebbe potuto causare a sua volta il crollo del soffitto del rifugio e quindi seppellito le persone che lì dentro avevano cercato la salvezza. 
C’erano anche dei gabinetti costituiti da un buco del pavimento, la cosiddetta “turca”. 
Era vietato parlare e fumare perché si consumava la poca aria “disponibile”. 
Non si potevano accendere le luci ché potevano essere viste dagli aerei.  
In casi estremi si accendevano luci fioche ed azzurrine, così da potersi confondere con le luci esterne delle strade.  
Era assolutamente vietato lasciare il rifugio antiaereo prima del segnale di cessato allarme 
La gente che si recava nei rifugi era sempre piena di ansia e paura. 
Un modo per stemperare la paura era quello di mangiare qualcosa, anche se c’era poco cibo allora. 
Anche nel rifugio 87 c’era una cucina ,dove si recava sempre una signora  - chiamata “Anna dei risotti”- che, quando suonava l’allarme, cercava di preparare un risotto e anche se si poteva mangiare solo una cucchiaiata, questo serviva ad alleggerire un po’ la tensione. 
C’era poca acqua potabile e questa si trovava ai gabinetti. 
Le persone che scappavano nel rifugi, venivano prima allertate con il suono di due sirene: una “piccola”, con un suono più debole, quando si avvistavano da lontano gli aerei e una “grande”, con un suono molto più forte, quando gli aerei erano già a Milano. 
Durante la visita al  rifugio abbiamo guardato un filmato di quando il Duce dichiarò davanti a moltissima gente la sua decisione di aderire alla guerra . 
La maggior parte della popolazione italiana era felicissima di entrare in guerra perché le informazioni di allora facevano credere agli italiani di essere in pericolo. 
A questo proposito c’erano moltissime pubblicità di propaganda a favore della guerra. 
Nel rifugio abbiamo potuto osservare le maschere antigas che servivano per difendersi dai gas che potevano sprigionare le bombe; queste maschere non sono mai state utilizzate perché nella guerra non sono state usate bombe chimiche, però nei rifugi c’erano dei sistemi di pompaggio e di filtraggio d’aria per evitare la diffusione dei gas, perché nel caso in cui le bombe avessero contenuto del gas, avrebbero ucciso le persone che si trovavano all’interno. 
In ogni  rifugio c’erano delle uscite di sicurezza e, per eventuali incendi, era dotato di sacchi di sabbia. 
Questa visita mi ha molto coinvolta ed è stata interessantissima perchè ho appreso informazioni che prima non conoscevo. 
Durante il racconto della Direttrice, ho  immaginato gli stati d’animo  e le emozioni delle persone che scappavano nei rifugi per salvare le loro vite e mi sono anche commossa nel vedere, nel filmato, la scena di una bomba che si  abbatteva  su  una città sfracellando molte case. 
 
Margherita Pajoro, classe  terza A 
Scuola secondaria di primo grado “Gino Cassinis” 
Via Hermada, 18 — Milano 
 
VISITA AL RIFUGIO ANTIAEREO N. 87 
Esiste un luogo che sa di Storia: è il rifugio antiaereo n. 87, dove la mia classe ed io ci siamo recati il 15 aprile scorso. 
La Preside della scuola in cui è situato il rifugio ci ha fatto da guida. Ci ha spiegato che appena suonava una sirena tutti correvano nel rifugio per ripararsi dagli aerei inglesi e americani che bombardavano la città. Qui potevano suonare due sirene: la piccola sirena, che avvisava che gli aerei sorvolavano  intorno a Milano, e la grande sirena, che suonava quando gli aerei erano proprio sulla città. 
I bombardamenti avrebbero potuto anche essere effettuati con bombe al gas nervino, nel qual caso i rifugiati avrebbero dovuto indossare maschere antigas, che però non bastavano per tutti e per questo pochi avrebbero potuto salvarsi. 
Di notte era necessario spegnere tutte le luci per non attirare gli aerei nemici. Obiettivo principale dei bombardamenti erano le fabbriche siderurgiche, visto che erano le produttrici delle armi. 
Tutti gli espedienti potevano essere buoni per calmare la paura di certi momenti, ma in particolare la Preside ci ha raccontato dell’importante presenza di una signora ribattezzata “Anna dei risotti”: con i suoi piatti costituiva un aiuto formidabile contro l’ansia e il terrore di quelle circostanze. 
Non bisognava parlare né fumare per non consumare ossigeno, né bere troppa acqua, perché sennò finivano le riserve.  
Sui muri del rifugio sono ancora visibili le scritte che indicavano le uscite di sicurezza, i vari divieti e le indicazioni di accesso ai bagni. Per reggere le macerie della scuola sovrastante, il rifugio era stato rinforzato con dei puntelli in legno e ferro. Una parte di esso non è ancora stata ripulita e non è ancora agibile. 
Abbiamo anche visto un filmato che mostrava il discorso di Mussolini al popolo italiano, quando comunicò di aver dichiarato guerra agli americani, con la folla che acclamava. 
Questa uscita si è rivelata per me molto interessante, perché ho potuto vedere dal vivo cose di cui avevo solo sentito parlare. Ho provato solo per un attimo a immaginare la sofferenza di uomini, donne, ragazzi, bambini, soffocati là sotto, privati della loro libertà: il loro terrore, la loro ansia, e tutto a causa di una cosa così stupida — ma purtroppo ancora oggi reale in molti Paesi — come la guerra. 
 
Alberto Long, classe 2 D, scuola secondaria di primo grado“Gino Cassinis” 
Via Hermada, 18  - Milano 
Alla scuola "G. Cassinis" si fa lezione con la Guardia di Finanza e il cane Sam. 
Martedì 29 marzo sono venuti nella nostra scuola gli agenti della Guardia di finanza con il cane Sam,dell'unità cinofila antidroga di Milano, per una lezione molto particolare agli alunni delle classi seconde e terze. 
Il primo argomento che abbiamo affrontato ha riguardato la droga: che cos'è, le diverse tipologie, chi la produce e dove, chi la usa, gli effetti che provoca su chi la assume. 
Le droghe sono molte e alcune sono legali, ad esempio le sigarette e l'alcool, mentre le altre, anche se vendute, sono illegali e vengono fabbricate soprattutto all'estero ad      esempio nei dintorni dell'Algeria, della Tunisia e della Turchia. 
In genere si comincia con l'hashish, una droga dall'effetto meno potente rispetto alle altre. 
Le doghe sono tante tra cui: marijuana - crack - ghp - thc - cocaina - eroina. 
Queste sostanze si possono assumere in diversi modi: ingoiandole in pasticca, aspirandole dal naso, fumandole, iniettandole in vena e quando sono sotto forma di francobolli appoggiandole sulla lingua. 
La droga dà a chi ne fa uso una sensazione di benessere, di felicità e si possono anche vedere draghi o avere la certezza di saper volare. 
Mentre però si prova tutto ciò le cellule nel cervello si distruggono, provocando dei flashback. 
La maggior parte delle persone che assume sostanze stupefacenti inizia quando ha superato la maggior età. 
Alcuni lo fanno per dimenticare i problemi della loro vita ed in particolare questo accade a molti ragazzi che hanno problemi con i genitori e per i quali 
assumere stupefacenti è una cosa naturale. 
Alla fine di questa spiegazione è seguito un video sull'addestramento dei cani antidroga e di come sono capaci di trovare la droga, fiutandola,in ogni luogo: nelle automobili, nelle valigie ecc_ 
E' stato molto interessante. 
Io mi sono sempre chiesta come facessero i cani a trovare la droga senza essere distratti da tutti gli odori presenti nell'ambiente 
A questa mia curiosità ha risposto una guardia spiegando che fin da cuccioli i cani hanno per giocattolo un pezzo di stoffa arrotolato, un manicotto, con l'odore di una droga che viene variata di mese in mese. 
Quindi i cani non vengono drogati e loro non cercano la droga ma il loro giocattolo. 
Terminato il filmato siamo andati nel giardino della scuola, dove sulla parte di cemento avevano disposto delle valigie. Successivamente una guardia ha fatto uscire dal loro furgoncino un cane tutto nero, il cui nome è Sam, di 12 anni. 
Sam ha cominciato a correre annusando tutte le valigie,senza soffermarsi,fino a quando la guardia non ha sistemato, di nascosto al cane, quella con la droga. 
Sam si è subito fiondato su quella valigia ed ha ricevuto in premio per il lavoro ben svolto: il suo giocattolo. 
Al termine di questa interessante lezione abbiamo ringraziato le guardie di finanza e le abbiamo salutate, letteralmente conquistati dalla bravura e intelligenza di Sam. 
MARTINA SEDINI CLASSE 2D 
 
 
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